Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace
e non è terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
È una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
È una terra cattiva –
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.
Cesare Pavese, 30-31 ottobre 1945
("Verrà la morte e avrà i tuoi occhi")
Vos también sos colina
y camino de rocas
y juego entre juncos,
y conoces la viña
que de noche se calla.
Vos no decís palabras.
Hay una tierra que calla
y no es tierra tuya.
Hay un silencio que dura
sobre plantas y colinas.
Hay aguas y campañas.
Sos un cerrado silencio
que no cede, sos labios
y ojos obscuros. Eres viña.
Es una tierra que espera
y no dice palabra.
Han pasado los días
bajo cielos ardientes.
Tu has jugado a las nubes.
Es una tierra mala –
tu frente lo sabe.
También esto es la viña.
Reencontrarás nubes
y juncos, y voces
como sombra de luna.
Reencontrarás palabras
además de la vida corta
y nocturna de juegos,
además de la infancia encendida.
Será dulce callarse.
Sos la tierra y la viña.
Un silencio encendido
quemará la campaña
como hogueras en la noche.
Cesare Pavese,30-31 octubre 1945
("Vendrá la muerte y tendrá tus ojos")
Il ricordo più bello che ho dei nonni è di loro due abbracciati, accanto alla staccionata, mentre ci guardavano andar via, dopo l’inizio delle vacanze estive, a gennaio…
Credo che per loro fosse un momento ossimorico (come mi piace usare questi termini esagerati!): erano dispiaciuti, perché sarebbero trascorsi ancora molti mesi prima che la loro grande casa risuonasse di nuovo di tutte le nostre risate, chiacchiere, corse lungo i corridoi, racconti … Ma allo stesso tempo erano sollevati perché cominciavano a essere vecchietti e tutta quella baraonda li stancava (“in effetti siete un po’ faticosi” diceva la nonna, con quel suo eterno meraviglioso sorriso).
Il nonno era enorme. Un orso. Imponente, con un gran pancione sodo, dove mi piaceva appoggiare l’orecchio per ascoltare tutto quello che il suo “didentro” aveva da raccontarmi. E braccia forti e mani sempre calde e tanto grandi. Però curate. Mani di uno che non si faceva problemi a lavorare con le mani. Mani di uno che però, poi, era uno scrittore.
La nonna era d’acciaio. Esile, questo sì. Un filo d’acciaio. Non era tanto piccola. Solo che, avvolta nel suo caldo poncho di guanaco, accanto a NonnOrso e col suo braccio attorno alle spalle, sembrava sempre minuscola.
Io restavo incantato a guardarli attraverso il vetro posteriore della macchina, mentre diventavano sempre più formichini, fino a svanire del tutto alla mia vista. Però lo sapevo che, quando restavano soli, lui la stringeva a sé e le diceva “vamonos, mujer, ya no es hora de llorar”. E allora lei sorrideva, con quel suo sorriso un po’ velato e battendogli la mano sul petto, gli rispondeva “vamonos, viejo gruñon, es hora de preparar algo que comer”. Lo sapevo o lo immaginavo, perché una volta li avevo visti fare così e guardarsi, occhi negli occhi, come se fossero ancora due ragazzini innamorati.
Tra loro parlavano in Spagnolo (anzi, in Castellano rioplatense che è la variante, addolcita nella pronuncia, che si parla in Argentina). Ma la nonna non era Argentina. E nemmeno Spagnola. E a voler dirla proprio tutta non era nemmeno la mia nonna. Cioè, lo era senza dubbio, se penso con il cuore. Ma non lo era se guardo all’albero genealogico.
Perché, e mi ci sono voluti anni per metterlo a fuoco, la banda con cui trascorrevo le vacanze di Natale all’estancia era quanto di più colorato si potesse immaginare.
Infatti il nonno era veramente mio nonno, nel senso che era proprio il papà della mamma, però ad esempio non era il nonno di Letizia, Thomas e Françoise né del piccolo Jorge. Già perché loro erano i nipoti della nonna, che era la mamma del loro papà, il suo unico figlio, il quale però “si era dato da fare” e aveva avuto tre mogli (o compagne, o qualcuna l’aveva sposata e qualcuna no, questo non l’ho mai accertato e in fondo non era granché importante) e aveva avuto Letizia con la prima, Thomas e Françoise con la seconda (che era una Francese un po’ supponente), e con Angeles, la sua terza moglie, che era di Buenos Aires, Jorge (che per la precisione si chiamava Jorge Luís, in onore di Borges, per la gioia dei nonni che si erano conosciuti e amati grazie a quello che si divertivano a chiamare “il Maestro”).
Non che dalla nostra parte le cose fosse più semplici.
Anche al nonno erano piaciute troppe donne, come diceva mamma maliziosamente, e ne aveva sposate due e con loro aveva avuto quattro figli (uno con la prima e tre con la seconda, tra cui la mamma). E poi c’era stata una terza e anche con lei aveva avuto dei figli (due).
E questa terza però era un po’ un mistero di cui lui non parlava volentieri e nessuno l’aveva vista mai. Anche se tutti eravamo certi che la nonna di lei sapesse perché, come sosteneva il nonno, la nonna di lui sapeva tutto e gli indovinava persino le intenzioni (questa cosa sta scritta in un racconto di Borges, che è un racconto bellissimo che parla del tango, che la nonna ballava e il nonno era un orso e quindi lui no, e di coltelli e risse, che invece piacevano tanto al nonno – aveva certe cicatrici sulle braccia … e una più profonda, sul petto).
Però … anche quelli erano figli suoi e li aveva amati e cresciuti al pari di tutti gli altri.
Vivevamo sparpagliati in giro per il mondo. Il che non ci impediva di riunirci tutti, ma proprio tutti, tranne la Francese supponente, all’estancia per Natale.
Mucho mas grave
Todas las parcelas de mi vida tienen algo tuyo
y eso en verdad no es nada extraordinario
vos lo sabés tan objetivamente como yo.
Sin embargo hay algo que quisiera aclararte,
cuando digo todas las parcelas,
no me refiero solo a esto de ahora,
a esto de esperarte y aleluya encontrarte,
y carajo perderte,
y volverte a encontrar,
y ojalá nada más.
No me refiero a que de pronto digas, voy a llorar
y yo con un discreto nudo en la garganta, bueno llorá.
Y que un lindo aguacero invisible nos ampare
y quizás por eso salga enseguida el sol.
Ni me refiero a solo a que día tras día,
aumente el stock de nuestras pequeñas y decisivas complicidades,
o que yo pueda o creerme que puedo convertir mis reveses en victorias,
o me hagas el tierno regalo de tu más reciente desesperación.
No.
La cosa es muchísimo más grave.
Cuando digo todas las parcelas
quiero decir que además de ese dulce cataclismo,
también estas reescribiendo mi infancia,
esa edad en que uno dice cosas adultas y solemnes
y los solemnes adultos las celebran,
y vos en cambio sabés que eso no sirve.
Quiero decir que estás rearmando mi adolescencia,
ese tiempo en que fui un viejo cargado de recelos,
y vos sabés en cambio extraer de ese páramo,
mi germen de alegría y regarlo mirándolo.
Quiero decir que estás sacudiendo mi juventud,
ese cántaro que nadie tomó nunca en sus manos,
esa sombra que nadie arrimó a su sombra,
y vos en cambio sabés estremecerla
hasta que empiecen a caer las hojas secas,
y quede la armazón de mi verdad sin proezas.
Quiero decir que estás abrazando mi madurez
esta mezcla de estupor y experiencia,
este extraño confín de angustia y nieve,
esta bujía que ilumina la muerte,
este precipicio de la pobre vida.
Como ves es más grave,
Muchísimo más grave,
Porque con estas y con otras palabras,
quiero decir que no sos tan solo,
la querida muchacha que sos,
sino también las espléndidas o cautelosas mujeres
que quise o quiero.
Porque gracias a vos he descubierto,
(dirás que ya era hora y con razón),
que el amor es una bahía linda y generosa,
que se ilumina y se oscurece,
según venga la vida,
una bahía donde los barcos llegan y se van,
llegan con pájaros y augurios,
y se van con sirenas y nubarrones.
Una bahía linda y generosa,
Donde los barcos llegan y se van.
Pero vos,
Por favor,
No te vayas
(Mario Benedetti)
Molto più grave
Tutte le particelle della mia vita hanno qualcosa di te
E questo, per la verità non ha nulla di straordinario
Tu lo sai tanto oggettivamente quanto me.
Però c’è qualcosa che vorrei chiarirti,
cuando dico tutte le particelle,
non mi riferisco solo a questo di adesso,
a questo di aspettarti e allujah trovarti,
eccheccazzo perderti,
e ritrovarti,
e diolovoglia che non succeda più.
Non mi riferisco al fatto che magari d’improvviso tu dica sto per piangere e io, con un discreto groppo in gola, beh… piangi pure.
E che un bell’acquazzone invisibile ci protegga
E forse, per mezzo di lui, dopo, esca il sole.
Né mi riferisco solamente al fatto che, giorno dopo giorno, aumenta la scorta delle nostre piccole e grandi complicità,
o che io possa o creda di potere convertire i miei rovesci in altrettante vittorie
o che tu mi faccia il tenero regalo della tua più recente disperazione.
No.
La cosa è decisamente molto più grave.
Cuando dico tutte le particelle
Voglio dire che, oltre questo dolce cataclisma,
stai anche riscrivendo la mia infanzia, quell’età in cui uno dice cose adulte e solenni
e i solenni adulti le celebrano,
e tu invece sai che questo non serve.
Voglio dire che stai risistemando la mia adolescenza,
quel tempo in cui ero un vecchio carico di paure,
e tu invece sai estrarre da quel cumulo di macerie,
il mio germe di allegria e innaffiarlo guardandolo.
Voglio dire che stai scuotendo la mia giovinezza,
quella brocca che mai nessuno prese tra le sue mani,
quell’ombra che mai nessuno accostò alla propria ombra,
e tu invece sai scuoterla
sino a che iniziano a cadere le foglie secche,
e rimane la mia carcassa di verità senza prodezze.
Voglio dire che stai abbracciando la mia maturità
Questo composto di stupore e esperienza
Questo strano confine di dolore e neve,
questa candela che illumina la morte,
questo precipizio della povera vita.
Come vedi è più grave.
Decisamente molto più grave
Perché con queste e con altre parole,
voglio dire che non sei tanto solo,
la cara ragazza che sei,
ma anche tutte le splendide e le prudenti donne
che ho desiderato e che desidero.
Perché grazie a te ho scoperto,
(dirai e a ragione che già era ora),
che l’amore è un’insenatura bella e generosa,
che si illumina e si oscura,
a seconda di come viene la vita,
un’insenatura dove le navi vengono e vanno,
vengono con uccelli e auguri,
e se ne vanno con sirene e nuvoloni.
Un’insenatura bella e generosa
Dove le navi vengono
e se ne vanno.
Però tu,
Per favore,
Non andartene.
(Mario Benedetti)
Il 4 gennaio, dopo un paio di giorni di febbre, diarrea, mal di gola ecc. risulto positiva a un covid test domiciliare. Chiamo la mia medichessa per avere informazioni sul da farsi e ella testualmente mi risponde (riporto le parole esatte del suo messaggio vocale, perché ha dell’incredibile): “Deve fare il tampone rapido in farmacia perché devono registrarla sul portale perché quello domiciliare non può essere registrato da nessuna parte. Purtroppo io non riesco a prenotarglielo, perché glielo posso prenotare solo a Novara. Quindi, se lei vuole andare a Novara a farsi un tampone, me lo dica e io subito domani mattina glielo prenoto“. Quasi mi sembra che mi stia prendendo in giro…
Per fortuna la farmacia vicino a casa è retta da persone intelligenti che non perdono troppo tempo e in men che non si dica mi arriva l’esito (che conferma ahimé la positività) via email con un file pdf recante il mio codice fiscale (che verifico sette volte – la cabala, la cabala! – per sicurezza ed è corretto).
Dopo alcune ore ricevo, sempre, via email (riportante il mio codice fiscale, che risulta essere, ancora una volta! evidentemente è il mio giorno fortunato, corretto) l’ordinanza del sindaco con la quale mi viene comunicato che il mio green pass è sospeso e che devo stare in isolamento. Mi vengono specificate, poi, tutte le regole che devo seguire e mi si ricorda che, qualora contravvenissi alle prescrizioni indicate incorrerei nelle sanzioni previste dall’art 650 c.p. (che chiulo! sono una penalista e so bene di che cosa stiamo parlando!).
Contestualmente mi arriva, sempre via email (sempre con l’indicazione del mio codice fiscale corretto) il questionario, anzi “l’intervista epidemiologica”, da compilare online.
Compilo il modulo e mi metto in fiduciosa attesa.
Nel mentre la farmacia (per fortuna che almeno loro sono affidabili!!!) mi comunica di avermi prenotato un test di controllo per l’11 gennaio.
Dopo poco anche l’ASL pensa bene di comunicarmi, questa volta via SMS, che il mio appuntamento per ricevere la terza dose di vaccino è stato fissato al 31 gennaio.
Ma… Ohibò?
In qualità di ammalata e (spero) futura guarita, la somministrazione della terza dose non dovrebbe essere rinviata?
Decido di non pormi, almeno per il momento, domande la risposta alle quali già so che non mi piacerebbe e di continuare a restare in fiduciosa attesa.
L’11 gennaio purtroppo risulto ancora positiva e qui iniziano le cose davvero strane.
Infatti, alcuni giorni appresso mi arriva, sempre via email (ci credereste? Il codice fiscale indicato è sempre quello giusto!!!) l’avviso di una seconda intervista epidemiologica da compilare.
La compilo ma… Al termine della procedura, dopo aver pigiato il tasto “invio” il sistema mi dice che “il codice fiscale inserito non corrisponde a quello indicato sull’esito del tampone”.
Ma??? Ma se, proprio per non sbagliare, e accertatami che fosse corretto (il n. di codice fiscale era stato inserito al momento del tampone tramite il lettore di codici a barre), avevo fatto un copia e incolla dalla copia dell’esito del tampone che aveva dato avvio alla procedura!!!
Ritento, sarò più fortunata. Ma… Non lo sono. Ritento… Ritento… Ritent… Senza esito.
Alla fine mi rassegno ad aprire un ticket per segnalare che non riesco a compilare l’intervista epidemiologica e chiedendo di essere richiamata telefonicamente da un operatore.
Dopo alcuni minuti ricevo una email (con il mio codice fiscale corretto!!!!) con la quale mi viene comunicato che il ticket è stato regolarmente ricevuto e che nelle successive 48h riceverò la chiamata di un operatore dell’ASL di competenza.
Felice del buon esito mi rimetto tranquillamente isolata ad attendere fiduciosa.
Trascorse le 48h non ricevo alcuna chiamata.
Ma… Allo scoccare della sessantesima ora mi arriva una email (naturalmente il codice fiscale indicato era corretto anche questa volta!) con cui mi viene comunicato che il mio ticket è stato felicemente risolto (come? quando? da chi???) e che di conseguenza mi è stato prenotato un tampone di controllo per 17 gennaio Ma… io ne ho già uno prenotato per il 18!!! E che riceverò nelle successive 24h un sms con il quale mi comunicheranno ora e luogo dell’appuntamento.
Trascorrono 24h e naturalmente di comunicazioni neanche l’ombra.
Però… Dopo altre 48h (e siamo a poco più di un’ora fa, ste cose le sto scrivendo quasi in diretta!) mi arriva una email in cui mi si chiede di compilare il modulo di monitoraggio a seguito della mia riscontrata positività.
E… Come tutte le precedenti email, anche questa reca in bella evidenza il mio codice fiscale CORRETTO (così so che sono proprio io e non mi posso sbagliare!!!).
Con santa pazienza inizio a compilare il modulo di monitoraggio.
Hai la tosse (sì da pazzi!!!). Ma quanta tosse hai? Cinque colpi al giorno? 10 colpi al giorno? Più di dieci? Ma cazzo!!! Ne ho dieci colpi al minuto!!!
Hai la diarrea? E quanta ne hai? Diarrea grazie ma no, i primi giorni sì però, ma per fortuna adesso mi è passata. E no, o hai la diarrea o non hai la diarrea, che sono sti distinguo da sofisti? Ma… Niente ma! Diarrea sì o no? E vabbè, no.
Hai perso il gusto?
Hai perso l’olfatto?
Hai le vertigini?
Hai mialgia?
Hai astenia?
No, no, no, no, no.
Hai mal di gola (no, sembra strano ma non ce l’ho).
Problemi di respirazione?
No.
Hai la febbre? (35,9).
Quanto è la tua pressione massima: (107).
No, inserisci un valore corretto. Cazzo, ho 107. No. Verifica la pressione e inserisci un valore corretto.
Ma porc… Ho 107 su 60, è la mia cazzo di pressione da sempre. Sempre l’ho avuta bassissima! Non mi si è alzata nemmeno quando ero incinta!!!
Verifica e inserisci un valore corretto. Beh…
Poi leggo: questo non è un campo obbligatorio. Ah!!! Bene!!! Allora cancello!!! Non mi vuoi credere? Non è un problema mio. Non obbligo e non mendico (questa l’ho imparata da uno che diceva di amarmi, un genio assoluto! “Il mio amore non obbliga e non mendica“. No, segnatevela perché adesso non ci state facendo troppo caso, ma vi assicuro che se ci pensate un attimo è geniale. Ve la potete rivendere e poi vedrete che verrete a ringraziarmi). Comunque sia niente pressione, non ti meriti di sapere un bel niente sulla mia pressione!!!
Passiamo alla domanda successiva: Quanto saturi? Eh… Sapessi… sono satura, saturissima!!! Di perdere tempo con le tue domande… Fortunatamente anche questo non è un campo obbligatorio. E finalmente sono giunta al termine!
Pigio il tasto “conferma e invia” e…
???? Ritento, sarò più fortunata.
La quarantena indicata non esiste.
Ultima volta e poi vaffanchiulo.
La quarantena indicata non esiste.
Ci rinuncio.
Fortuna che domani ho il tampone in farmacia e da loro ho appena ricevuto questo messaggio via WhatsApp:
“Buongiorno, Per poter procedere alla registrazione del vostro tampone avremmo bisogno che ci scriviate: 1. Codice Fiscale
2. Numero tessera sanitaria (presente sul retro)
3. Scadenza tessera sanitaria
4. Telefono
5. Email
6. Nome
7. Cognome
8. Luogo di nascita
9. Indirizzo di Residenza e domicilio
10. Se non l’avete già indicato, l’ora e il giorno in cui vorreste fare il tampone.
Il costo è calmierato ed è di 8€ per i minori dai 12 ai 18 anni e di 15€ per i maggiorenni
Esito: dopo 20 minuti via mail
GreenPass: dopo un’ora via sms dal ministero della salute o sull’app Io/Immuni. Qualora abbiate problemi a scaricare il GreenPass autonomamente dopo un’ora dall’esame potete richiederlo direttamente in questa chat
Al fine di accelerare la procedura di registrazione vi chiediamo la cortesia di scrivere i dati richiesti anziché mandare le foto dei documenti Grazie per la vostra collaborazione”
Peccato che mi sia arrivato in risposta alla mia domanda: “domani 18 gennaio ho appuntamento presso la Vs. farmacia per effettuare il tampone di controllo, potreste per cortesia dirmi per che ora devo venire, perché l’ho dimenticato“.