“Il cuore sempre a sinistra, colonello?”

Questa domanda che il sarto fa al babbo ogni volta fa scoppiare a ridere tutti e due.

Gli prende le misure, poi gli fa scegliere il modello (che tanto è sempre più o meno lo stesso: la giacca, il gilet, i pantaloni. Il massimo della trasgressione è il doppiopetto) e dopo la stoffa.

E poi gli chiede se il suo cuore sta sempre a sinistra.

Poi cresco e a trent’anni suonati mi capita per le mani Storia di un corpo, di Pennac.

E leggo della prima volta in cui il protagonista va dal sarto.

Si risveglia in me un ricordo. Sembrava perduto per sempre …

E scoppio a ridere anch’io.

buongiorno!

Tea Zanetti, Soulscapes, 2020

… tirò fuori una vecchia tela che aveva fatto quando era ancora a scuola. Mostrava il cantiere di un’acciaieria in costruzione. L’aveva dipinto al tempo in cui l’Accademia esigeva il più rigoroso realismo (allora l’arte non realista veniva considerata un tentativo di sovvertimento del socialismo) e Sabina, guidata dallo spirito della scommessa, cercava di essere ancora più rigorosa degli insegnanti e dipingeva con una tecnica che mascherava la pennellata e produceva l’effetto di una foto a colori.

«Quel quadro mi si era rovinato. Ci era gocciolato sopra del rosso. All’inizio mi infuriai, ma poi quella macchia cominciò a piacermi perché sembrava una crepa (… ) Cominciai a giocare con quella crepa, ad allargarla, a immaginare cosa sarebbe stato possibile vedere dietro (…) Davanti c’era sempre un mondo perfettamete realistico e un po’ più in là, come dietro alla tela strappata di uno scenario, si vedeva qualcos’altro, qualcosa di misterioso o di astratto.

Tacque, poi aggiunse: «Davanti c’era la menzogna comprensibile, e dietro, l’incomprensibile verità».

Tereza ascoltava (…) tutti i quadri di Sabina (…) parlavano sempre della stessa cosa, erano tutti l’incontro simultaneo di due temi, di due mondi, erano come fotografie risultate da una doppia esposizione …

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell‘essere

L’amante Argentina/argentino

La ricerca di te è un puzzle
che per me si perde
nel fondo del tempo.
Le tessere son sparpagliate
tra immagini (mie e no)
e parole, le tue
e quelle di altri che prima
di te hanno parlato,
di cui ti sei appropriata,
in parafrasi o citandole,
fedele.

La curiosità di impararti
mi ha messo sulle orme
di quelli di cui mi dicevi.

Per primo è arrivato
Borges.
Leggendolo, a poco a poco
scoprivo che in lui sta
il tuo sguardo
primigenio. Borges è,
per te, “vertebrale”.
Borges:
il tuo scheletro.

Non mi ci è voluto
molto per capire
che però non bastava.
Seguendo le tracce
che trovavo sul cammino
ho inciampato
in Benedetti e Galeano.
E lo so che per te
sono figli adottivi.
Ma son loro il tuo cuore,
di carne ferita e dolente.
Gli ideali persegui(ta)ti.

Ma ancora qualcosa mancava:
un corpo è fatto anche 
di altro.
Ho scoperto Cortázar,
le tue mani, immaginative.
O i tuoi instancabili muscoli.

Questo è quanto, mi pare,
si possa chiamare “SudacA”.
E lo so che ha qualcosa
di negativo, questa parola.
Tu però sei una terra pirata.
Sei tu che la usi per definirti.

Sopra questa struttura c’è
tutto quello che infiniti
lettori han portato
appresso per traversare
i mari da cui ti han raggiunta.
I Greci e i Latini,
gli Italiani e i Francesi, 
Tedeschi
e Spagnoli, ovviamente.
Che da tutti questi molti sei fatta.
E poi briciole di Portoghesi
e Polacchi, e Slavi,
e Russi e Ucraini
e tutti quelli per cui hai rappresentato
un sogno da realizzare.
La búsqueda de vos es un rompecabezas
Que por mi se pierde
en el fondo del tiempo.
Los azulejos están desparramados
entre imágenes (mías y no)
y palabras, las tuyas
y las de otros que antes
de ti hablaron,
que hiciste tuyas,
con paráfrasis o cotizandolas
fiel.

La curiosidad de aprenderte
me puse en las huellas
de los de que me hablabas.

Primero llegué
Borges.
Leyendolo, paulatinamente
descubría que en el esta
tu mirada
primigenia, Borges es,
por vos, vertebral.
Borges:
tu esqueleto.

No tardé mucho
en darme cuenta
de que pero eso no bastaba.
Siguiendo los rastros
que encontraba en el camino
me tropecé
en Benedetti y Galeano.
Y sé que por ti
son hijos adoptivos.
Pero son ellos tu corazón,
de carne lastimada y doliente,
los ideales perseguidos.

Pero algo aún faltaba:
un cuerpo está hecho aún
de otro.
Descubrí a Cortázar,
tus manos imaginativas.
O tus músculos incansables.

Eso es lo que, me parece,
se puede llamar SudacA.
Y ya sé que tiene algo
de negativo, esa palabra.
Vos pero sos una tierra pirata.
Sos vos que la utilizás por definirte.

Sobre esta estructura está
todo lo que infinitos
lectores han llevado
consigo en surcar los mares de los que te alcanzaron.
Los Griegos y los Latinos,
Italianos y Franceses,
Alemanos
y Españoles, eso ya es claro.
Que de todo estos tantos sos hecho.
Y aún migas de Portugueses
Y Polacos, y Eslavos,
Y Rusos y Ucranianos
Y todos los por los cuales representaste
un sueño de realizar.

Che bella l’amica dello zio!

Che poi, amica … Secondo me è la fidanzata, che l’altro giorno li ho visti mentre si davano un bacio in bocca.

Bleah! Chissà perché ai grandi piace tanto.

A me fa proprio schifo.

Mi si arriccia tutto il naso se penso di toccare con la lingua la lingua di un’altra persona.

Anche toccare la lingua di Gabri mi farebbe schifo. E Gabri mi piace proprio tanto …

Si chiama Milagros. L’amica dello zio, intendo.

Milagros vuol dire miracoli. E già è strano che uno si chiami con un nome plurale. No?

I miracoli sono cose prodigiose. E lei prodigiosa lo è davvero!

Profuma di caramello e sorride sempre e ha i denti grandi e bianchissimi e gli occhi neri. E i capelli lunghi e ricci. Ma ricci grandi.

Racconta che dove viveva lei prima di arrivare qui, il mondo è incredibile. E pure un po’ magico.

Mi canta sempre una canzoncina che parla di un lupo così buono che tutti gli agnelli lo maltrattavano. E di un principe cattivo, di un pirata bizzarro (chissà poi com’è un pirata bizzarro … Forse il gancio, anziché al posto della mano, ce l’ha sul naso o forse semplicemente gli piace solcare i sette mari per sentire il vento nella barba).

E in questa canzone la strega è bella.

E Milagros dice che tutte queste strane cose accadevano tanto tempo fa, quando lei (Milagros) sognava un mondo al contrario.

E poi mi ha confidato un segreto grande che non devo dire a nessuno e si capiva che mi diceva una cosa importante per lei, che non era una storiella che raccontava a un bambino …

Mi ha detto che il suo mondo è al contrario adesso che è qui.

Perché a dicembre, qui, nevica, mentre lei era abituata ad andare al mare, a dicembre …