L’ombra del giorno

L’ombra del giorno, Giuseppe Piccioni, 2022

Piccioni, con garbo e sottovoce, ci racconta una piccola storia sullo sfondo della Storia.

La storia di un reduce della Grande Guerra che dirige il ristorante che già fu del padre, che è un borghese ben inserito e che, anche se la possiede, non indossa la camicia nera.

La storia di Anna che è una giovane donna colta e volitiva che ha perso tutto a seguito delle leggi razziali e va a chiedere un posto di lavoro qualsivoglia, purché onesto, nel ristorante del reduce.

E poi lui è un uomo solo, stanco e disilluso e si innamora di lei che è una donna giovane e piena di vita, una di quelle che portano il sole ovunque vadano, con il solo sorriso.

E poi lei è ebrea ed è sposata ma si innamora di lui, nonostante le convenzioni e la guerra e mille problemi.

La storia piccola, dicevo, che però racconta come era quell’Italia, in cui continuava a pulsare un cuore, nonostante tutto.

Ennio

Ennio, Giuseppe Tornatore, 2021

Ennio è un film sula musica, su un dolore, su un uomo che per lunga parte della sua vita ha provato un profondo dolore per essersi sentito colpevole di aver tradito “La Musica” per “le canzonette“.

Giuseppe Tornatore racconta Ennio Morricone attraverso stralci: stralci di interviste da lui stesso rilasciate; stralci di interviste a chi lo ha, per varie ragioni (registi, amici, studiosi, parenti, insegnanti, compagni di corso al conservatorio …), conosciuto; stralci dei film per i quali lui aveva scritto le musiche originali.

Su tutto questo materiale aleggiano la sua musica, la sua assoluta umiltà, la sottile ironia.

Un docufilm per niente agiografico, né roboante (quando sarebbe invece stato più che facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo).

Leonora addio

Leonora addio, Paolo Taviani, 2022

Riportare a casa le ceneri di Pirandello nell’Italia del secondo dopoguerra può rivelarsi un’impresa difficile ma condita di sottile ironia.

E al termine della strada si aggiunge un tassello che riporta lo spettatore al principio del film.

Struggente opera in absentia in cui tuttavia la mano del fratello Vittorio (cui il film è dedicato) si sente, guida delicata e ancora presente.

La prima parte in un biancoenero (è curioso, i film quest’anno mi stanno andando a braccetto a due a due: due in biancoenero e colore sapientemente mescolati, due in lingua originale, due sulle illusioni … mah?) denso e luminoso, con una fotografia che definire perfetta non è azzardato (e vabbé il Maestro è pur sempre un GRANDE MAESTRO). La seconda parte, più dolorosa e meditativa, è invece a colori (chi sa maneggiare il linguaggio cinematografico mescola e sorprende e non è mai banale).

Belfast

Belfast, Kenneth Branagh, 2022

Nel 1969, a Belfast, la vita è in biancoenero e gli unici momenti a colori sono quelli che si trascorrono a teatro e al cinema quando, la vita continua a essere in biancoenero, ma sul palcoscenico e sullo schermo si sprigiona tutto l’arcobaleno.

Buddy trascorre le sue giornate tra la scuola (dove la ragazzina che gli fa battere il cuore è sempre la prima della classe, ma è talmente speciale che cerca di fare peggio di quanto sa per stare nel banco vicino a lui), la casa dei nonni (con un nonno filosofo e una nonna adorabilmente perfida) e le scorribande in strada combattendo draghi e mostri con una spada di legno e uno scudo di latta quando, nella sua vita di bambino felice irrompe la consapevolezza che Protestanti e Cattolici, pur pregando lo stesso dio e vivendo sotto lo stesso cielo, si odiano.

A leggere la biografia del regista si direbbe che quest’opera contiene tanto di autobiografico.

Kenneth Branagh è sempre una garanzia.

Il capo perfetto

Il capo perfetto, Fernando Leon de Aranoa, 2021

Alla Bilance Blanco (Basculas Blanco), sebbene all’entrata campeggi una scritta in ferro battuto che ricorda sinistramente quell’ “Arbeit Macht Frei” posto all’ingresso di Auschwitz, si lavora come in una grande famiglia.

Sotto lo sguardo amorevole del capo (che ha ereditato la baracca dal padre) tutti i dipendenti sono come fratelli (quelli più anziani) o figli (i più giovani – e quelli che non sono Spagnoli sono figli adottivi).

Tutto è perfetto. Tutti sono felici. Per questo la Bilance Blanco è tra le tre candidate al prestigioso e ambito premio per le eccellenze imprenditoriali del Paese (premio che, manco a dirlo, dà alla vincitore accesso privilegiato ai finanziamenti pubblici).

In attesa della visita della commissione, però nel magico “Mondo Blanco” cominciano ad accadere disastri a catena perché, si sa, le disgrazie vengono a grappoli.

Ce la farà il nostro a portare a casa il premio?

Deliziosamente perfido e dissacratorio, con un Bardem sempre all’altezza del suo metro e novanta abbondante e tutti gli altri attori perfetti, ciascuno per il proprio ruolo.

Tra l’altro questo film mi ha anche regalato una bella consolazione: la scoperta che davvero tutto il mondo è paese e che certi vizi che pensavo solo italiani, in realtà sono presenti ovunque. Forse perché sono del tutto umani.

Consigliato? Sì!